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Legge 107/2015: il testo del decreto attuativo rivoluziona le modalità di accesso al ruolo docente

 
Il 7 aprile scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo del decreto attuativo della legge n. 107/2015 relativo al nuovo sistema di formazione e reclutamento dei docenti della scuola secondaria di I e II grado, per i posti comuni e per quelli di sostegno.
Tale decreto rivoluziona le modalità di accesso al ruolo docente;  infatti da questo momento i requisiti per insegnare saranno: possesso della laurea, superamento del concorso pubblico, frequenza di uno specifico percorso di formazione iniziale e tirocinio (FIT) superato il quale si accederà in ruolo.
Il decreto, inoltre, contiene la tanto attesa fase transitoria, ossia quella che dovrebbe definitivamente cancellare il precariato scolastico, consentendo le immissioni in ruolo dei docenti già abilitati e di quelli non abilitati con 3 anni di servizio. In questa fase, in teoria, potrebbero rientrare per analogia  anche gli insegnanti di religione precari idonei nel concorso del 2004 (attualmente in servizio con non meno di 17 anni di precariato) e gli insegnanti di religione precari che hanno non meno di 36 mesi di servizio.
I docenti abilitati saranno inseriti in una graduatoria regionale di merito ad esaurimento, sulla base della valutazione dei titoli posseduti e di un colloquio d’esame. Da tale graduatoria regionale si attingerà, poi, per avviare tali docenti al percorso FIT. Per i docenti non abilitati che abbiano svolto non meno di 36 mesi di servizio negli ultimi otto anni, anche non continuativi,  è previsto un concorso riservato al termine del quale saranno anch’essi avviati al percorso FIT.
Alla luce di quanto si evince finora, restiamo dubbiosi riguardo ad alcune scelte adottate dal Governo. Per quanto riguarda il nuovo sistema di reclutamento, ad esempio, riteniamo impensabile che l’abilitazione all’insegnamento sia stata sostituita da una semplice specializzazione: una modifica che rischia di dequalificare in maniera irreversibile lo status giuridico dei docenti e che si pone in contrasto con l’attuale modello di riconoscimento delle abilitazioni adottato negli altri Paesi dell’Unione Europea.
Per quanto riguarda invece la fase transitoria, riteniamo che questa risulti pienamente compatibile con la collocazione giuridica dei docenti precari di religione (cfr. incontro Snadir con il Sottosegretario all’Istruzione On. De Filippo) che, pertanto,  rientrerebbero nelle fattispecie evidenziate.
Sarà compito, dunque, del Ministero dell’Istruzione specificare e assicurare che tale procedura transitoria sia destinata a tutti i precari della scuola italiana, compresi gli insegnanti precari di religione.
A questo obiettivo lo Snadir, che ha  a cuore il futuro lavorativo degli insegnanti di religione, sta lavorando con l’impegno di sempre.
 
 

 

Professione i.r. - 10 aprile 2017, h. 20.00