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 La campagna Uaar? Pubblicità ingannevole!

 
La campagna nazionale contro l’ora di religione ideata e sostenuta dall’Unione degli atei e degli agnostici (Uaar) ha ricevuto un secco no dall’azienda dei trasporti milanesi (Atm) che ne ha bocciato l’affissione dei manifesti su tram, bus e metropolitane.
 
Al centro della polemica c’è un invito a tutte le famiglie che entro il 6 febbraio devono iscrivere i propri figli al primo anno delle scuole elementari ad esentarli dall’ora di religione in modo possano scegliere da soli se abbracciare o no la fede una volta cresciuti.
 
È chiaro che siamo in un paese libero e democratico, e che ognuno nei limiti di quello che consente la legge può manifestare le proprie idee, ma fatte le dovute premesse, appare altrettanto evidente come la campagna parta da vizio di fondo: quello di equiparare l’ora di religione a un’ora di catechesi.
 
Ancora una volta, ci si ostina a presentare l’insegnamento della religione come una scelta di fede, invece di considerarla per quello che è, ossia un’ora di formazione culturale indispensabile per cogliere aspetti fondamentali della vita, dell'arte, delle tradizioni del nostro Paese e anche per poter meglio confrontarsi con altre religioni e altre tradizioni.
 
L’Irc, difatti, ha fondamenti culturali, contenuti e principi che si configurano nel quadro delle finalità della scuola al pari delle altre discipline scolastiche e  viene perciò studiata in un’ottica e con gli strumenti propri della ricerca culturale.
Non si tratta quindi di un’ora di educazione alla vita cristiana, e di certo si allontana da ogni proposito di indottrinamento o di pressione ideologica, offrendo invece un contributo specifico allo sviluppo della persona, anche a prescindere dalla sua eventuale appartenenza confessionale.
 
Anche per questo tale insegnamento rappresenta un’opportunità educativa per tutti gli studenti che vogliono arricchire la loro formazione indagando non solo gli aspetti spirituali ed etici dell'esistenza, ma soprattutto il contesto storico, culturale e umano in cui si è sviluppata la società in cui viviamo, anche in vista del loro coinvolgimento nella costruzione della convivenza umana.
 
Ecco allora che i temi su cui insiste la campagna dell’Uaar poggiano su motivazioni non veritiere e altamente discriminatorie nei confronti di un insegnamento che rappresenta un luogo irrinunciabile per la promozione della dimensione etica dell’uomo e del cittadino, intesa non come categoria astratta, ma come esperienza stessa dell'esistenza.
 
Orazio Ruscica
 
 
 
 
 
 
 
 
Professione i.r. - 4 febbraio 2018, h. 18.00