Ieri, sul quotidiano Il Tempo, è apparsa una notizia che lascia basiti: “Uno studente preso di mira dal professore di filosofia per la sua fede cattolica”. Il quotidiano romano racconta la vicenda avvenuta nello storico liceo classico “Giulio Cesare” della capitale, riportando la denuncia del padre del ragazzo, ripresa anche in un’interrogazione parlamentare già presentata al Ministro dell’Istruzione e del Merito.
Secondo quanto riferito, il ragazzo avrebbe subito “un immotivato peggioramento dei voti in storia e filosofia in clima di costante delegittimazione davanti alla classe” dopo aver manifestato le proprie convinzioni religiose. Il docente di filosofia, dichiaratamente ateo, lo avrebbe sollecitato a “giustificare” la sua fede davanti ai compagni; la lettera del padre richiama inoltre episodi di isolamento e l’invito dell’insegnante a “fare attenzione al ragazzo perché pericoloso per le sue convinzioni religiose”.
Un fatto che, se confermato, sarebbe gravissimo perché lede quella libertà religiosa che è alla base della convivenza in ogni luogo, e a scuola in particolare. In realtà, ciò che viene descritto non è un semplice “caso di cronaca scolastica”: tocca il cuore della funzione educativa della scuola, il rispetto della persona e la tutela della libertà di coscienza degli studenti.
La normativa dell’Unione europea sulla parità di trattamento, come interpretata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, vieta ogni forma di discriminazione diretta o indiretta fondata sulla religione o sulle convinzioni personali, impedendo che esse si traducano in svantaggi concreti nella vita scolastica o professionale. Allo stesso modo, la Corte europea dei diritti dell’uomo, sulla base dell’articolo 9 della Convenzione europea, ha ribadito che la libertà di religione comprende non solo il diritto di credere o non credere, ma anche il diritto di non essere umiliati, stigmatizzati o penalizzati per il proprio credo, specialmente in contesti educativi caratterizzati da un forte squilibrio di potere tra adulti e minori.
Come SNADIR – sindacato che da oltre trent’anni tutela i docenti di religione e promuove una scuola fondata sulla convivenza civile, il confronto interculturale e il dialogo interreligioso – leggiamo questa vicenda alla luce di due principi: il diritto degli studenti a non essere discriminati per convinzioni religiose o non religiose e il dovere dei docenti di esercitare la libertà d’insegnamento nel quadro del rispetto della persona, delle famiglie e delle finalità costituzionali della scuola.
Se sarà confermato che allo studente è stato chiesto di “giustificare” in pubblico la propria fede e che ciò ha inciso sul clima di classe e sulla valutazione, siamo davanti a un atteggiamento pedagogicamente sbagliato e giuridicamente delicato.
La dimensione religiosa appartiene alla sfera più profonda dell’identità personale e culturale: la scuola è chiamata non a giudicarla, ma a riconoscerla e integrarla in un percorso di crescita critica e dialogica. Una cosa è il legittimo confronto di idee, anche serrato; altra cosa è isolare un alunno come “caso da discutere”, trasformando il suo credo personale in oggetto di interrogatorio davanti alla classe.
Tale episodio, al di là degli accertamenti specifici, deve diventare un’occasione per interrogarci su quale idea di scuola vogliamo costruire: una scuola in cui l’insegnamento della religione cattolica contribuisca alla crescita critica degli studenti, alla comprensione del patrimonio culturale del Paese e alla formazione di un’identità solida, ma al tempo stesso aperta al dialogo e al rispetto dell’altro.
Una scuola che sappia tradurre nella pratica quotidiana i valori della Costituzione, dove nessuno venga mai “preso di mira”, ma dove tutti siano accompagnati a crescere come persone libere e responsabili.
SNADIR ribadisce la propria disponibilità a un confronto serio e rispettoso, anche con i docenti di ogni altra disciplina, per approfondire insieme il rapporto tra fede, ragione e spirito critico, nel pieno rispetto delle diverse posizioni.
Orazio Ruscica, segretario nazionale Snadir
Snadir – Professione i.r. – 29 gennaio 2026
