Il MIM condannato a risarcire 1,3 milioni di euro agli insegnanti di religione precari: nessuna sanatoria dell’abuso con la stabilizzazione

Il Tribunale di Roma, con sentenza del 7 aprile 2026, ha riconosciuto l’illegittima reiterazione dei contratti a tempo determinato nei confronti di un gruppo di insegnanti di religione cattolica, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al risarcimento del danno per un importo complessivo di circa 1.339.200 euro, in applicazione della direttiva europea 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato.

Di particolare importanza è il passaggio in cui il Tribunale – richiamando la sentenza della Corte di Cassazione del 23 novembre 2025 – chiarisce che la procedura straordinaria di stabilizzazione non sana l’abuso già consumato, “in quanto non si tratta di una procedura che comporta l’automatica stabilizzazione dei docenti” e, pertanto, non elimina il diritto al risarcimento del danno maturato nel periodo di reiterazione dei contratti.

“Ora abbiamo un’ulteriore conferma che il prolungato ricorso al precariato per gli insegnanti di religione non è una semplice anomalia del sistema, ma una violazione strutturale del diritto europeo: i docenti che hanno subito questo abuso hanno diritto a un ristoro economico pieno, indipendentemente da eventuali successivi percorsi di stabilizzazione”, dichiara Orazio Ruscica, Segretario nazionale Snadir e Presidente nazionale FGU.

Ruscica aggiunge che “la sentenza conferma in modo netto gli orientamenti europei e nazionali, rendendo non più tollerabili soluzioni provvisorie”. “Occorre un intervento strutturale – conclude il segretario nazionale dello Snadir – che si fondi sul programmare immissioni in ruolo ogni anno e portare i posti stabili almeno al 95%, così da superare definitivamente l’abuso sistematico dei contratti a termine e garantire agli insegnanti di religione la stabilità professionale finora negata”.