FGU/SNADIR: nuovo successo in Cassazione sul risarcimento ai docenti IRC precari

La Corte Suprema di Cassazione dà ancora una volta ragione allo Snadir. Con il Decreto n. 25284/2026, pubblicato il 14 settembre 2026, la Sezione Lavoro ha definito il giudizio in sede di legittimità respingendo le tesi sostenute dall’Avvocatura dello Stato e confermando il diritto dei docenti precari al risarcimento del danno derivante dall’illegittima reiterazione dei contratti a termine (il cosiddetto “danno comunitario”).

Si tratta di diverse decine di docenti di religione, tutti iscritti alla FGU/SNADIR, che, resistendo nei tre gradi di giudizio, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto a essere risarciti per la propria ingiusta condizione di precariato.

Ricordiamo che l’origine dello specifico contenzioso, oggi noto a tutti gli operatori del settore, risale alla decisione del Tribunale del Lavoro di Napoli di sottoporre la questione interpretativa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Quest’ultima, con la sentenza del 13 gennaio 2022 nella causa C-282/19, si è espressa in favore delle ragioni dei docenti precari ricorrenti.

Nel percorso giurisprudenziale italiano in materia di precariato scolastico, la sentenza C-282/19 rappresenta un vero e proprio punto di svolta. Da allora, numerose decisioni dei giudici italiani hanno fatto riferimento a tale pronuncia, valorizzando il “principio di non discriminazione” e la necessità di garantire una tutela effettiva ai lavoratori precari.

L’autorevole pronuncia della Corte di Giustizia UE, tuttavia, non è bastata. L’Amministrazione scolastica ha infatti proposto appello, ma la Corte territoriale ha confermato che i meccanismi che determinano il protrarsi del precariato devono essere sanzionati. Successivamente, l’Amministrazione ha presentato ricorso per Cassazione. Con il Decreto n. 25284/2026, la Suprema Corte ha dichiarato manifestamente infondato il motivo di ricorso relativo alla prescrizione quinquennale, confermando la piena applicabilità dell’indennità risarcitoria prevista dall’ordinamento nella misura compresa tra quattro e ventiquattro mensilità, con rilevanti effetti anche sui giudizi ancora pendenti.

La FGU/SNADIR accoglie con soddisfazione questa ulteriore affermazione dei diritti dei lavoratori precari, frutto di un lungo percorso sindacale e giudiziario condotto con determinazione e coerenza.

“Questa decisione della Corte di Cassazione rappresenta una conferma definitiva della fondatezza delle ragioni sostenute dalla FGU/SNADIR a tutela dei docenti di religione precari”, dichiara Orazio Ruscica, Segretario nazionale dello Snadir e Presidente nazionale della FGU. “Dopo la storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, anche la Suprema Corte italiana ribadisce che l’abuso dei contratti a termine non può restare privo di conseguenze. Le precedenti 54 sentenze della Suprema corte e quest’ultima consolidano ormai un orientamento giurisprudenziale chiaro e inequivocabile, dimostrando, ancora una volta, che il problema del precariato degli insegnanti di religione non può essere affrontato soltanto nelle aule giudiziarie. Occorre intervenire sul piano normativo e amministrativo, aumentando la quota dei posti destinati alle immissioni in ruolo dall’attuale 70% al 95%. Solo così sarà possibile dare piena stabilità al sistema, valorizzare le professionalità esistenti e prevenire il ripetersi di situazioni che generano contenziosi e ledono i diritti dei lavoratori. Dopo le procedure di reclutamento concluse e quelle ancora in corso, non possiamo permetterci di attendere altri dieci anni per completare il percorso di stabilizzazione dei docenti di religione”.